Alberto Burri, lo spazio di materia tra Europa e USA

Alberto Burri Rosso Plastica 1963

A Città di Castello, la mostra “Alberto Burri: lo Spazio di Materia / Tra Europa e USA” conclude le celebrazioni per i 100 anni dalla nascita del più influente artista italiano del secondo dopoguerra

Alberto Burri è riconosciuto come uno dei maggiori artisti del ‘900 e le sue opere, a metà strada fra pittura e scultura, hanno avuto una grandissima influenza su diverse correnti artistiche, dal New Dada, al Noveau Réalisme al Postminimalismo fino all’Arte Povera italiana. Ma lui stesso è stato influenzato dalla pittura di Mirò, Fautrier, Dubuffet, da avanguardie artistiche come l’arte informale, fondamentali per l’elaborazione del suo stile pittorico così orientato alla materia. Da questo assunto prende le mosse la mostra “Burri: lo Spazio di Materia / Tra Europa e USA“, aperta da pochi giorni e visitabile fino al 6 gennaio 2017.

Accanto a una ventina di opere selezionate del maestro umbro, sono esposte opere di diversi artisti riconducibili alla poetica e all’arte di Burri: Pollock, Mirò, De Kooning, Calder, Matta, Rauschenberg, Twombly, Fontana, Manzoni, Rotella, Christo, Arman, Kounellis, Pistoletto, Pascali, Kiefer e tanti altri. La mostra a Città di Castello, conclude proprio nella città natale di Burri, le celebrazioni per i 100 anni dalla sua nascita.

alberto burri ferro SP

Alberto Burri – Ferro SP, 1961. Lamiera di ferro saldato su legno, 130 x 200 cm

Burri, laureato in medicina, durante la guerra operò come ufficiale medico finchè nel 1943 non fu catturato in Tunisia dagli alleati e portato nel campo di prigionia di Herenford in Texas. Rimase lì 18 mesi e in quel periodo cominciò a dedicarsi alla pittura con i materiali che aveva a disposizione: sacchi di juta cuciti e rattoppati sui quali dipingere. Tornato in Italia nel 1946 si trasferì a Roma e decise di dedicarsi completamente all’arte.

Emily Braun, la curatrice della mostra “Alberto Burri: The Trauma of Painting”, l’importante retrospettiva del Guggenheim dedicata all’artista lo scorso anno, ha scritto:

“Sin dagli inizi, i critici di Burri notano nella sua iconografia povertà e ferite. Burri infatti esprime il trauma sia fisico che emotivo dell’Italia del dopoguerra proprio nell’utilizzo radicale dei materiali semplici e bistrattati. Allo stesso modo, le convenzioni pittoriche come il supporto e lo sfondo sono traumatizzate come parte dell’obiettivo artistico.”

Interessato a trovare la bellezza dove nessuno si aspetterebbe di trovarla, Alberto Burri ha sperimentato come pochi altri artisti, attraverso strappi, bruciature, combustioni, cuciture e assemblaggi alla ricerca dell’espressività del materiale. Muovendosi in un ambito totalmente astratto Burri ha utilizzato le più diverse tecniche lavorando con materiali poveri, logori, già usati e consumati come i sacchi di juta, la sabbia, il legno. Sono nati così i suoi catrami, le muffe, i sacchi e le combustioni di legni e plastiche, i ferri e i cretti. La sua è una pittura scultorea, tridimensionale, risultato di un percorso artistico innovativo che lo ha reso uno degli artisti più influenti del secondo dopoguerra.

La mostra agli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello intende offrire una panoramica delle più significative tendenze dell’arte contemporanea legate all’influenza di Alberto Burri e sottolineare la sua centralità sin dalla fine degli anni ’40 nel panorama internazionale dell’arte.

Burri: lo Spazio di Materia / Tra Europa e USA

dal 24 Settembre 2016 al 6 Gennaio 2017
Ex Seccatoi del Tabacco Città di Castello (PG)
INFO

alberto burri sacco

alberto burri cretto nero

alberto burri muffa 1952

Alberto Burri – Muffa, 1952

alberto burri combustione legno 1955

Alberto Burri – Combustione legno, 1955

alberto burri cretto grande bianco 1971

Alberto Burri – Grande bianco, 1971

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