Arte e propaganda: poster, pubblicità e street art

arte e propaganda cinese

Arte e propaganda: di un’idea artistica, di una corrente politica o ideologica, o di un prodotto commerciale. Da quando l’essere umano ha avuto a disposizione una superficie e qualcosa per disegnarci sopra, il modo di intendere la cultura e la comunicazione è cambiato di colpo.

L’impatto e la forza comunicativa di un’immagine sono enormi. Non ci sono altri modi per spiegare quanto sia significativa una foto, un disegno, un poster o un’antica pittura rupestre. Si tratta di qualcosa che appartiene solo all’essere umano, che testimonia la sua auto-coscienza e che permette di tramandare emozioni e stati d’animo anche a distanza di secoli. Una sorta di codice artistico paragonabile ad un frammento di DNA: mettendone insieme i pezzi, ciò che viene fuori rispecchia in pieno la cultura dell’intera umanità.

Arte e propaganda nei regimi totalitari

Un discorso che vale soprattutto per la carta stampata, veicolo artistico di sensazioni, colori, messaggi e, perché no, anche di ideologie che, nel bene e nel male, hanno fatto la nostra storia. È attraverso la carta, infatti, che son passati i messaggi di alcuni dei totalitarismi più accesi della storia moderna, fra cui ovviamente il nazionalsocialismo hitleriano, il fascismo mussoliniano e lo stalinismo.
Se c’è un errore che spesso commettiamo, è pensare a queste opere d’arte su carta come ad una reliquia da cancellare, in quanto legata ad un periodo nero per l’umanità. E invece sono tutt’altro.

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Quando si parla di arte e regimi totalitari, non si può non citare la grandissima Leni Riefenstahl, la giovane donna che riuscì ad ammaliare Adolf Hitler con la sua arte e con quel suo senso di emancipazione così moderno da renderla probabilmente unica a quei tempi. La donna fece della carta un mezzo per comunicare i messaggi propagandistici del Fuhrer, perché voleva entrare nella storia come una fotografa e regista di caratura mondiale, e quello era l’unico modo del farlo: arte e propaganda. Alcune delle sue fotografie sono diventate un autentico patrimonio culturale del mondo intero, come quelle realizzate durante le Olimpiadi di Berlino del 1936 e la Riefenstahl non si vergognò mai di quanto fatto, persino quando la deportarono in una prigione di massima sicurezza in USA e la incatenarono al muro.

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Dall’arte alla pubblicità

Probabilmente qualcuno ci accuserebbe di eresia, se osassimo paragonare la purezza dell’arte ai poster pubblicitari che invadono le nostre città. Ed invece è un paragone che più di tutti ha un senso. Molte di quelle che noi consideriamo opere d’arte, infatti, sono nate per pubblicizzare qualcosa, che si tratti di un’idea artistica, di una corrente politica o ideologica, o di un prodotto commerciale.
Questo oggi è alla portata di tutti, grazie al mondo delle stampe online: portali che permettono alla creatività di concretizzarsi facilmente in un’immagine stampata e consentono la stampa di manifesti pubblicitari in pochi semplici passaggi. Magari fra venti o tren’anni, qualcuno dei manifesti che vedete esposti sotto casa vostra diventerà un oggetto d’arte conteso a colpi di milioni, portando con se anche la traccia delle tecnologie del momento.
Un po’ come sta avvenendo con la street art, che negli anni ’90 veniva considerata alla stregua di spazzatura, e che oggi riscuote un successo senza precedenti.

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La street art di Obey

Dai muri alla carta, alle mostre in giro per il mondo. È questo infatti il percorso affrontato da Frank Shepard Fairey, in arte Obey: un talentuoso street artist diventato un’autorità per quanto concerne l’arte contemporanea, la cui mostra personale alla galleria ONO di Bologna si è appena conclusa.
Obey avrà sicuramente sogghignato pensando che vent’anni fa lo avrebbero inseguito con tanto di sirene spiegate per un graffito su un muro, mentre oggi lo pagano profumatamente per disegnare il viso di Obama sui suoi poster elettorali. Arte e propaganda, dicevamo.

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