Sculture di Javier Marin, corpi saltellanti che scrutano il cielo

sculture di javier marin a locarno, svizzera

Le sculture di Javier Marin, celebre artista messicano, arrivano per la prima volta in Svizzera e saranno in mostra fino all’8 gennaio 2017 alla Pinacoteca Comunale Casa Rusca di Locarno (Ticino, Svizzera).

Javier Marìn, considerato il più importante scultore messicano vivente è nato nel 1962 a Uruapan, Michoacán.
La sua formazione artistica avvenne presso l’Accademia di San Carlos e all’Università nazionale autonoma del Messico. In 30 anni di carriera artistica, gli sono state organizzate 270 mostre in Canada, Messico, Stati Uniti e alcuni dei paesi del Sud America. La maggior parte delle sue mostre si tennero a Città del Messico in alcuni musei come il Museo d’arte moderna e Museo Nazionale della stampa. Anche alcuni musei negli Stati Uniti gli organizzarono sue personali, come il Museum of Fine Arts di Boston e il Santa Barbara Museum of Art. Nel 2008 gli assegnarono un importante riconoscimento in occasione della terza Biennale internazionale di Pechino, Cina.

mostra delle sculture di javier marin

L’arte di Javier Marìn è considerata “barocca, movimento nato nella Roma del seicento e diffusosi nel resto dell’Europa grazie alle conquiste spagnole. Le opere tipiche del barocco sono caratterizzate da una teatrale esuberanza e ricerca, a volte esasperata, di un coinvolgimento emotivo dell’osservatore. Nessun interessamento all’armonia e all’ordine della natura, come lo stile rinascimentale, ma piuttosto all’anomalia, all’eccezione e al difetto. Javier Marìn, è noto per la sua capacità di contaminare il vecchio con il nuovo, reinterpretando lo stile barocco, plasmando, modellando e fondendo con lo sguardo alla contemporaneità. Durante un intervista, Javier Marìn dichiarò che nel suo immaginario variegato, l’interesse per le sculture, emerse sicuramente da alcuni libri che il padre custodiva in casa, in particolare La Divina Commedia illustrata da Gustav Doré. Cominciò quindi a riprodurre alcune immagini calcandole con la china su carta cipolla.

“Mi ricordo la sensazione di ambiguità che mi hanno provocato quei dettagli, quei nudi. Mi ha invaso una curiosità ossessiva: volevo e non volevo vederli. Erano corpi pieni di erotismo, ma alcuni mutilati, orribili, con espressioni di sofferenza. Chiusi il libro per poi riaprirlo. Così è stato tutto il tempo, uno strano miscuglio di piacere e dolore.”

Sua madre devota, cercava di trasmettergli l’ideologia religiosa. Quando però Javier Marìn iniziò a crescere, mise in discussione tutto.

“La Chiesa condanna il nudo – disse – e allo stesso tempo presenta Santi torturati in posizioni sensuali. Mi sembrava strano, un po’ perverso, confusione, sensualità, con il martirio. Lo stesso corpo di Cristo è sofferenza e sacrificio.”

sculture di javier marin in mostra a locarno

I corpi modellati da Javier Marìn si ergono saltellando quasi sui trampoli lunghi e sottili aggiunti al resto del corpo come avessero bisogno delle membra prolungate, per alleggerire parte delle zavorre che si portano dentro o addosso. Sono fatti di sofferenze e incisioni i corpi deturpati dalle torture. Forse si tratta di sottili trampoli che ne sublimano con leggerezza l’insistente tensione dei corpi. Forse un modo per attenuare e riversare altrove o nelle braccia come nella testa, le petulanti grida mutilate o l’amarezza per le cose non dette. Mentre gli umori si trasferiscono nell’aria librando con gioia, seguendo una scia di volo liberatorio.

E non si cerchi la perfezione nei corpi plasmati da Javier Marìn, perché sono lì a reinterpretare la vita circondati dall’aria “barocca” e perciò contaminati da materiali come le resine, il tabacco da fiuto, carne secca e filo di ferro intorno alle mani come legacci da contenzione. Sono strumenti contemporanei, perché è dalle viscere dei corpi che scaturisce il bisogno estremo di rileggerne i suoni e i lamenti, come nenie, riproposti. Senza per questo deturpare in qualche modo i loro corpi comunque palpitanti e sensuali.

mostra locarno sculture di javier marin

Queste figure policrome, Javier Marìn le disperde nell’aria per farle riapparire trasformate prepotentemente in corpi gioiosi, rivelati in tutta la loro carnosa vitalità.

Sono continue illuminazioni, se le sculture si vogliono scrutare fin dentro le loro viscere, e nei tagli sui corpi. Si animano come mappe, dentro didascalie che descrivono in parte la loro storia, perché il resto è la nostra che si specchia. Scrutare dove altri non arrivano per poter essere accompagnati nei percorsi non ancora svelati. Ma si sa, probabilmente non è così che ci si potrà avvicinare un pò di più per ascoltare le loro lamentazioni e le nostre. L’ansimare lieve dei corpi che marciano sulle pareti, è fortemente espressivo e indica quanto i percorsi possono essere altro. Loro, esseri martoriati dentro, che ci parlano con i loro sussurri, e pure i nostri, sono miscelati prepotentemente ed evocano le ferite dentro, spesso invisibili ai nostri occhi. Le vocalità che sprigionano delicatamente dai loro corpi, incensano l’aria delle proprie essenze.

Sculture di Javier Marìn, mostra antologica

Pinacoteca Comunale Casa Rusca
Locarno (Svizzera) dal 18 settembre 2016 all’8 gennaio 2017
orari: martedi – domenica 10.00-12.00 / 14.00-17.00
lunedi chiuso

locarno sculture di javier marin

javier marin mostra locarno