Cieli futuristi: l’aeropittura vertiginosa di Tullio Crali

Aeropittura di Tullio Crali - Incuneandosi nell'abitato, 1939

L’esaltazione dei tempi moderni, la potenza dei motori, l’ebbrezza del volo si fondono nell’aeropittura di Tullio Crali, l’ultimo pittore futurista

Il pittore futurista Tullio Crali (1910-2000), nacque a Zara ma crebbe a Gorizia. Già da piccolo era appassionato di disegno e mentre frequentava l’Istituto Tecnico, all’età di 15 anni rimase folgorato dall’avanguardia futurista, influenzato dalle opere di Giacomo Balla e dagli scritti di Filippo Tommaso Marinetti. Con l’entusiasmo di un ragazzino, Crali si mise presto in contatto con Marinetti – padre del futurismo e autore del Manifesto Futurista del 1909. Grazie alla sua amicizia, venne presto introdotto nell’ambiente degli artisti futuristi, cominciando a sperimentare e ad esporre i suoi primi dipinti.

Tullio Crali - Le forze della curva, 1930

Tullio Crali – Le forze della curva, 1930

In volo verso l’avvenire

In quel periodo, dopo il primo conflitto mondiale, l’aviazione viveva in tutto il mondo un’età dell’oro. Era esplosa la passione per il volo di puro piacere, soprattutto presso le élite occidentali. Fra gli anni ’20 e ’30 nacquero i primi collegamenti regolari per via aerea destinati ai passeggeri e furono portate a termine imprese eccezionali come il volo in solitaria e senza scalo da New York a Parigi compiuto da Charles Lindbergh nel 1927. Voli dimostrativi, esibizioni aeree e competizioni aeronautiche internazionali erano molto frequenti. Il volo era visto come un’impresa sportiva, un simbolo di modernità e progresso.

L’Italia all’inizio del secolo era una delle nazioni più progredite nel campo dell’aeronautica e la figura dell’aviatore era ammirata e idealizzata. In questo contesto nacque nel 1929 il Manifesto dell’Aeropittura, una particolare declinazione del Futurismo, cui Tullio Crali aderì subito dopo aver provato a 18 anni l’entusiasmante esperienza del volo.

“Le prospettive mutevoli del volo costituiscono una realtà assolutamente nuova e che nulla ha di comune con la realtà tradizionalmente costituita dalle prospettive terrestri. Gli elementi di questa nuova realtà non hanno nessun punto fermo e sono costruiti dalla stessa mobilità perenne.” […]

“L’aeroplano, che plana, si tuffa, s’impenna ecc., crea un’ideale osservatorio ipersensibile appeso dovunque nell’infinito, dinamizzato inoltre dalla coscienza stessa del moto che muta il valore e il ritmo dei minuti e dei secondi di visione-sensazione. Il tempo e lo spazio vengono polverizzati dalla fulminea constatazione che la terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile.” […]

“Con qualsiasi traiettoria, metodo o condizione di volo, i frammenti panoramici sono ognuno la continuazione dell’altro, legati tutti da un misterioso e fatale bisogno di sovrapporre le loro forme e i loro colori, pur conservando fra loro una perfetta armonia.”

– Manifesto dell’Aeropittura

Aeropittura di Tullio Crali - Acrobazie in cielo, 1932

Tullio Crali – Acrobazie in cielo, 1932

Aeropittura: passione per il volo e amore per l’arte fusi insieme

Trasferendo il mito futurista della modernità e del dinamismo all’esperienza del volo, l’aeropittura aveva come obiettivo quello di trasmettere all’osservatore le sensazioni adrenaliniche provate su un aereo, l’emozione di abbracciare lo spazio cosmico con lo sguardo, il brivido di sfrecciare nel cielo a tutta velocità superando campagne e città, la vertigine del lancio col paracadute.

La passione di Crali per il volo si alimentò sempre più con la sua attività di pilota, maturando una grande esperienza e praticando anche il volo acrobatico. E come artista riuscì a fondere questa sua passione con quella per la pittura, per rappresentate la sfida a superare i limiti, prospettive dinamiche e una visione avveniristica.
Le numerose imprese di volo che Tullio Crali intraprese nella seconda metà degli anni ’30 a bordo di aerei da caccia hanno ispirato i suoi quadri più famosi, primo fra tutti “Incuneandosi nell’abitato” del 1939 – anche conosciuto come “In tuffo sulla città” – che insieme a “Prima che si apra il paracadute” sono le sue opere più belle.
Dopo la fine della seconda Guerra Mondiale Crali visse a Torino, a Parigi e al Cairo prima di stabilirsi definitivamente a Milano, continuando a dipingere e rimanendo fedele al Futurismo per tutta la vita.

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Aeropittura di Tullio Crali - Prima che si apra il paracadute, 1939

Aeropittura di Tullio Crali – Prima che si apra il paracadute, Olio su tela, 1939

Tullio Crali - Involucro aperto, 1970

Tullio Crali – Involucro aperto, 1970

Aeropittura di Tullio Crali - Omaggio a Boccioni, 1995

Aeropittura di Tullio Crali – Omaggio a Boccioni, 1995

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