C’è una mostra a Roma che vale la pena vedere. Tutti conosciamo Jack Vettriano, tutti ci siamo chiesti almeno una volta se sia davvero un artista o solo qualcuno che ha trovato la formula giusta al momento giusto.
Palazzo Velli, nel cuore di Trastevere, ospita fino al 5 luglio una mostra dedicata a Jack Vettriano. Se non l’avete ancora vista, vale il biglietto. Se l’avete già vista e siete usciti con le idee confuse, benvenuti nel club.
Vettriano è uno di quegli pittori che dividono perché ogni volta che si guarda una sua opera viene da chiedersi una domanda scomoda: è davvero un artista?
Un autodidatta con le idee chiare
© Jack Vettriano – The Look of Love, 2010
Jack Vettriano non ha mai frequentato una scuola d’arte o un’accademia.
Ha iniziato a dipingere da solo, a ventun anni, dopo aver ricevuto in regalo degli acquarelli per il suo compleanno dalla sua fidanzata. Prima faceva il minatore nelle Lowlands scozzesi e questo molto del suo percorso e, probabilmente, anche dei suoi limiti.
La prima sensazione davanti ai suoi lavori è di trovarsi di fronte a qualcosa costruito con cura per non rivelare i propri punti deboli. Il piccolo formato, le anatomie che restano vaghe, le fisionomie abbozzate, le figure che non hanno mai una posa che richieda davvero di saper disegnare. Luci fredde, velature, riflessi sull’acqua, vetrate, specchi, cieli piombo e marine. Ambienti che lavorano per lui, che coprono le sue mancanze tecniche e compensano dove la pittura non reggerebbe da sola.
Il risultato, nel migliore dei casi, è un’atmosfera, un momento cristallizzato nel tempo. Piacevole, riconoscibile, senza sbavature. Ma anche piuttosto superficiale, senza rischi o sperimentazioni.
Lo stile cinematografico e la tensione narrativa
© Jack Vettriano – Young Hearts, 2003
Eppure c’è qualcosa nei suoi quadri che continua ad attrarre l’occhio irresistibilmente.
È il suo stile dichiaratamente cinematografico: le scene che sembrano fotogrammi di un film degli anni Quaranta, la luce patinata, quei vestiti impeccabili e quell’affascinante aria da noir. Un mix di romanticismo e sensualità.
Il termine di paragone più citato è Edward Hopper, e non è del tutto sbagliato: entrambi costruiscono scene sospese, abitate da personaggi che sembrano in attesa di qualcosa che non arriva mai. La differenza è che Hopper scava nell’inquietudine esistenziale, mentre Vettriano resta in superficie, in un territorio più rassicurante e sensuale. Registri espressivi lontani, ma la stessa capacità di creare quella tensione silenziosa che trattiene lo sguardo.
Meno citato, ma forse più rilevante come fonte di ispirazione, è Norman Rockwell. Da Rockwell, Jack Vettriano eredita soprattutto il senso narrativo: ogni immagine è un frammento di una storia più ampia, con un prima e un dopo che non vengono mai mostrati. I personaggi guardano altrove, aspettano, si sfiorano. Non si capisce mai l’intera vicenda, e questa ambiguità è esattamente quello che tiene l’osservatore incollato all’opera. Vettriano non racconta: allude. E in questo (tecnicamente discutibile quanto si vuole) è molto più abile di tanti pittori accademicamente ineccepibili.
Amato da mercato, snobbato dalla critica
© Jack Vettriano – The Singing Butler, 1992
D’altra parte i numeri intorno a Vettriano sono difficili da ignorare. The Singing Butler, il suo quadro più famoso, con le figure sulla spiaggia battuta dal vento che tutti hanno visto almeno una volta, nel 2004 fu venduto all’asta da Sotheby’s per 744.800 sterline. I suoi originali raggiungono regolarmente cifre a sei zeri e le sue stampe si contano a milioni di copie vendute. È stato nominato Officer of the British Empire nel 2003. In Scozia è considerato un’icona culturale.
La critica, nel frattempo, lo ha sostanzialmente ignorato.
Le grandi istituzioni non l’hanno mai preso sul serio, e lui ha risposto diventando il pittore contemporaneo più venduto del Regno Unito. È una storia che la dice lunga sul divario tra il gusto popolare e quello delle élite artistiche, e su questo ci sarebbe qualcosa da ragionare.
L’influenza invisibile di Jack Vettriano sulla cultura visiva
Poi c’è il lato che non ti aspetti, e che alla mostra di Trastevere emerge con una certa forza.
Le copertine dei bestseller da aeroporto, le locandine dei film romantici di secondo piano, i manifesti dei festival estivi, i saloni del design con velleità emotive: tutto questo guarda a Vettriano. Non sempre consapevolmente, spesso in modo subliminale. Il suo immaginario è diventato il codice visivo di una certa cultura che vuole essere rassicurante e popolare insieme, che punta sull’eleganza accessibile, sulla nostalgia soft, sul desiderio senza eccessi. Ha costruito quella grammatica, e adesso è ovunque. Anche dove non lo si nomina.
Questo non lo rende un grande pittore. Ma lo rende sicuramente qualcosa di più di un semplice illustratore di lusso: un fenomeno culturale che vale la pena osservare, magari proprio partendo da una passeggiata a Trastevere.
Se siete stati alla mostra, sono curiosa di sapere cosa ne pensate, lasciate un commento qui sotto.
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JACK VETTRIANO
Palazzo Velli, Trastevere
Fino al 5 Luglio 2026
Tutti i giorni 10-19