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“Nelle tue mani”. A Roma la mostra di Matteo Pugliese fra materia e spirito

La mostra di Matteo Pugliese a Palazzo Merulana esplora le tensioni dell’animo umano tra lotta e quiete, attraverso corpi spezzati e mitiche figure silenziose

A Roma, la mostra di Matteo Pugliese non è il solito giro tra sculture. È un viaggio che ti prende per mano e ti porta dentro questioni che contano: il sacro, il corpo, la memoria. La mostra, curata da Carmen Sabbatini per CoopCulture, mette in campo circa 50 opere dell’artista milanese suddivise in quattro sezioni che rispecchiano il suo universo poetico. Al centro di tutto c’è lei: “Nelle tue mani”, la scultura da cui la mostra prende il nome, presentata per la prima volta in Italia in occasione del Giubileo.
L’artista ha preso il Cenacolo di Leonardo e ha fatto una scelta radicale. Ha tolto tutto: volti, corpi, drammi. Sono rimaste solo le mani. Mani con una forza espressiva incredibile, che si tendono, si chiudono, si aprono, raccontano il dramma dell’Ultima Cena senza bisogno di parole. È una “liturgia laica e universale”, come la definisce l’artista stesso. Il formato è lo stesso dell’originale di Leonardo ma ridotto alla sua pura essenza drammatica.

La mostra di Matteo Pugliese: un percorso in quattro tappe

1 – Extra Moenia: la ribellione dei corpi

Apre il percorso della mostra la serie forse più potente di Pugliese. Corpi maschili spezzati, incastrati nei muri, lottano, si dimenano per liberarsi.
In Extra Moenia, l’artista dà forma al tormento, al desiderio di evasione, all’inquietudine che abita l’animo umano. Ogni frammento è tensione, ogni muscolo una spinta verso la libertà. Se vuoi saperne di più su questa serie, ne avevo già parlato in dettaglio qui: Extra Moenia – Le sculture ribelli di Matteo Pugliese.
In questa sezione si trova anche “E.V.A.”, un pezzo unico e disturbante, dedicato alla violenza sulle donne.

2 – I Custodi: la quiete dopo la tempesta

In contrasto con i corpi inqueti di Extra Moenia, troviamo poi i Custodi, figure ieratiche, solide, immobili. Non lottano, non si oppongono. Semplicemente sono. È la forza interiore fatta scultura, la stabilità che tutti cerchiamo. Sono guardiani che vengono da un tempo mitico, evocano archetipi ancestrali e un senso del sacro fuori dal tempo. In mostra convivono queste due energie opposte – la ribellione e la quiete, lo slancio e il radicamento – perché convivono anche dentro di noi. Matteo Pugliese non sceglie tra le due: le mette in dialogo. E ci ricorda che siamo fatti, ogni giorno, di entrambe.

3 – Scarabei: custodi pop della gioia

Nella terza sezione della mostra troviamo gli Scarabei Custodi della Gioia, piccoli coleotteri colorati e ironici, realizzati in ceramica, bronzo, alluminio. Ognuno ha un denominazione inventata, frutto della fantasia di Matteo Pugliese che li ha ribattezzati in base alla “memoria” che racchiudono, un  piccolo oggetto personale incastonato nell’esoscheletro di ceramica: un soldatino, un cuore, una caramella… Sono come reliquie moderne, amuleti che mescolano pop e spiritualità. Ogni scarabeo è un microcosmo carico delle memorie infantili dell’artista che diventano arte.

4 – Pachamama: il ritorno alla Terra

La mostra si chiude con la scultura della Grande Madre. Qui domina il legno, materiale vivo e organico. Le forme si fanno curve, accoglienti, senza perdere presenza. È l’esplorazione della sacralità del femminile, il ritorno alle origini. E come ultimo saluto prima di uscire, troviamo la gigantesca scultura in resina “A Matter of Trust” in dialogo con “L’uomo che dirige le stelle” di Jan Fabre. Uno di fronte all’altro, simboleggiano il contrasto fra razionalità e fede, ragione e mistero. Tanto su cui riflettere…

Matteo Pugliese, scultore autodidatta

Milanese classe 1969, autodidatta con una formazione in Lettere Moderne, l’artista ha tenuto la sua prima mostra personale nel 2001, da allora non si è più fermato. Le sue opere viaggiano per il mondo, dalle gallerie di Brera alle fiere internazionali.

Non è uno scultore classico, Pugliese anche se le sue sculture potenti hanno un’eco michelangiolesca. Non si basa su un progetto iniziale, zero disegni, zero bozzetti. L’opera nasce quando la mano tocca la materia. È pura performance silenziosa, dialogo continuo tra artista e resistenza del materiale. Unisce corpo e spirito, tensione e armonia, materia e idea. E’ immediatamente riconoscibile eppure fuori dal tempo.

Come nota Luca Beatrice, c’è una “miscela insolita” tra tradizione classica (Michelangelo, Bernini) e immaginario contemporaneo (fumetti, cinema fantastico, videogiochi). È lowbrow e colta allo stesso tempo, fantasy-world e profondamente umana.

“Nelle tue mani” non è solo un’esposizione di sculture. È un percorso che ti fa riflettere sul sacro, sulla condizione umana, sul dialogo eterno tra materia e spirito. In un’epoca di disintegrazione simbolica, Matteo Pugliese ci riporta al corpo, al gesto, all’essenziale.

Vale la visita? Assolutamente sì.


Matteo Pugliese: “Nelle tue mani”
Palazzo Merulana, Roma
Fino al 6 luglio 2025

Categories: Arte
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