Parigi, anni Venti, George Barbier. Le sue illustrazioni Art Deco sono lo specchio più elegante di un decennio che ha cambiato il mondo della moda, dal taglio degli abiti al modo di immaginare il lusso.
Nato a Nantes nel 1882, pittore, illustratore e disegnatore di moda, George Barbier aveva 29 anni quando allestì la sua prima mostra a Parigi nel 1911. Il successo fu immediato. Si era formato all’École des Beaux-Arts nell’atelier di Jean Paul Laurens, ma fu l’incontro con Parigi a definirlo davvero: appena arrivato in città aveva cominciato a frequentare il Louvre per studiare l’arte classica, e il fascino per le figure sui vasi greci segnò il suo modo di trattare l’anatomia e la rappresentazione femminile per tutta la carriera.

I “Cavalieri del Braccialetto” e la Gazette du Bon Ton
Per vent’anni Barbier guidò un gruppo di artisti dell’École des Beaux-Arts che Vogue aveva soprannominato “I Cavalieri del Braccialetto”, un omaggio ai modi eleganti e stravaganti del circolo. Erano i volti dell’illustrazione di moda parigina, quelli che disegnavano per le grandi riviste e i grandi couturier.
Il canale principale attraverso cui il suo lavoro raggiunse il grande pubblico fu infatti proprio la Gazette du Bon Ton, la rivista di moda parigina più raffinata dell’epoca. Per questa pubblicazione Barbier non si limitava alle illustrazioni: scriveva reportage dall’Italia e da Venezia, recensioni di teatro, danza e i balletti di Diaghilev. Le sue tavole apparivano anche su Vogue, Femina, Comoedia illustré. Un’ubiquità che oggi chiameremmo presenza editoriale totale.

© George Barbier “Les Trois Beautes de Mnasidika” 1922 (The Beinecke Rare Book & Manuscript Library)
Lo stile di George Barbier: tra Oriente, Grecia antica e Art Déco
Guardando le sue illustrazioni si capisce subito da dove arriva quella qualità quasi ipnotica. L’influenza dei vasi greci, delle miniature indiane e delle opere di Aubrey Beardsley e Léon Bakst segnò profondamente il suo stile preciso, tipico del movimento Art Deco in cui operò pienamente. A questi si aggiungevano le stampe giapponesi, che all’inizio del ‘900 erano di gran moda, e un senso del colore che non assomigliava a nient’altro in circolazione.
La tecnica che Barbier padroneggiava meglio era il pochoir: stencil applicati a mano sulle litografie in bianco e nero per aggiungere campiture di colore piatte e vivide. Il procedimento, mutuato e rielaborato dalla stampa su legno giapponese, permetteva una di ottenere degli effetti cromatici vibranti, impossibili da replicare con la stampa tradizionale. Il risultato lo si vede chiaramente nelle sue tavole: colori netti, palette audaci, un senso decorativo allo stesso tempo preciso e sontuoso.

Moda, teatro, cinema, gioielli e pubblicità
La moda degli anni Venti fu il territorio in cui Barbier espresse il meglio di sé, ma il suo raggio d’azione era molto più ampio.
Realizzò i costumi per le Folies Bergère del 1923, collaborò con Erté su scenografie e costumi anche per produzioni americane, e firmò i costumi di Rodolfo Valentino nel film Monsieur Beaucaire del 1924. Disegnò gioielli, vetri decorativi, scenografie per il music-hall e per il teatro. Illustrò campagne pubblicitarie per Cartier, Elizabeth Arden e Renault.
Parallelamente, curò edizioni illustrate di testi letterari di autori come Charles Baudelaire, Théophile Gautier, Pierre Louÿs, Alfred de Musset e Paul Verlaine: volumi in tiratura limitata, raffinatissimi, pensati per collezionisti e bibliofili.
In tutto questo, il suo capolavoro rimane l’“Almanacco delle mode presenti, passate e future”, pubblicato in cinque volumi tra il 1922 e il 1925 con il titolo Falbalas et Fanfreluches. Cinque anni di tavole che documentano, glorificano e reinventano la moda del decennio più sfavillante del secolo.

© George Barbier “La Merveilleuse au Palais Royal” 1921 (The Minneapolis Institute of Art)
Una riscoperta ancora in corso
Al momento della sua prematura scomparsa, nel 1932 a cinquant’anni, Barbier era già considerato uno degli artisti più noti dell’Art Déco. Ma il mondo che aveva illustrato stava già cambiando sotto i suoi piedi. La crisi del ’29 aveva spostato radicalmente gusti e priorità culturali, e la sua estetica raffinata ed edonista cominciava a sembrare fuori tempo in un decennio segnato dalla depressione economica e dall’ascesa dei totalitarismi. Poi arrivò la guerra, e dopo il 1945 il centro dell’arte si spostò definitivamente da Parigi a New York, con l’Espressionismo Astratto a dettare i nuovi canoni.
Di Barbier, per decenni, quasi nessuno parlò più e la riscoperta è ancora in corso: se vuoi approfondire, George Barbier: The Birth of Art Deco di Barbara Martorelli è la monografia di riferimento, con saggi di autori italiani e francesi e una selezione delle sue opere più significative.
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© George-Barbier “Sortileges” 1922

© George Barbier “L’Avarice” 1924

© George Barbier “Le Feu” 1925

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