Sebastiao Salgado: le 10 foto più belle di un testimone del mondo

Sebastiao Salgado le 10 foto più belle

Ci sono fotografi che documentano il mondo e fotografi che cercano di cambiarlo. Sebastiao Salgado ha fatto entrambe le cose. A un anno dalla sua morte, le 10 foto più belle di una carriera lunga cinquant’anni.

Sebastiao Salgado non è diventato fotografo da giovane. Nato nel 1944 a Aimorés, nello stato brasiliano del Minas Gerais, ha studiato economia e lavorato come consulente prima di capire, intorno ai trent’anni, che la sua strada era un’altra. La passione per la fotografia è arrivata quasi per caso, quando Salgado iniziò a usare la Leica di sua moglie Lélia durante viaggi di lavoro in Africa. Da allora non ha mai smesso e da quel momento ha costruito una carriera che pochi fotografi al mondo possono vantare: decenni di reportage in zone di guerra, carestia, migrazione forzata.
Il 23 maggio 2025 Salgado è morto a Parigi, dove viveva da decenni. Aveva 81 anni.

Un bianco e nero che non è mai decorativo

Tutto il lavoro di Salgado è in bianco e nero. Per lui, era il modo più diretto di arrivare al soggetto. I suoi scatti hanno una qualità luminosa che molti hanno paragonato alla pittura rinascimentale: chiaroscuri profondi, luce che sembra venire dall’interno delle figure. Per questo è stato spesso accusato di estetizzare la sofferenza, di rendere belle cose che belle non dovrebbero essere. È una critica che ha conosciuto bene e con cui ha fatto i conti per tutta la carriera.
Ha lavorato per l’agenzia Magnum e poi per Amazonas Images, l’agenzia che ha fondato con Lélia nel 1994. I suoi grandi progetti fotografici sono diventati libri e mostre che hanno girato il mondo: Other Americas (1986), Sahel: The End of the Road (1986), Workers (1993), Exodus (2000), Genesis (2013), Amazônia (2021). Ognuno è stato anni di lavoro sul campo, spostamenti continui, immersione totale nei contesti da documentare.

Le 10 foto più belle di Sebastiao Salgado

1. Child worker at the Mata tea plantation, Ruanda, 1991 — serie Workers

salgado-sebastiao-Child worker at the Mata tea plantation, Ruanda, 1991

Copyright © Sebastiao Salgado

Una bambina lavoratrice nella piantagione di tè Mata guarda nell’obiettivo: gli occhi occupano il centro esatto dell’inquadratura, il cappello di vimini fa da cornice circolare. È uno scatto che appartiene allo stesso progetto della miniera di Serra Pelada. Mondi lontanissimi tra loro, stessa urgenza di testimoniare.

2. At the Natinga School camp for displaced Sudanese, Sudan, 1995 — serie Exodus

salgado-sebastiao-At the Natinga School camp for displaced Sudanese, Sudan, 1995

Copyright © Sebastiao Salgado

Gli uomini emergono in controluce dalla polvere e dalla luce accecante del campo di Natinga, destinato ai sudanesi sfollati dalla guerra civile. Questa fotografia è diventata la locandina del documentario The Spectre of Hope (2000), in cui Salgado e il critico d’arte John Berger analizzano insieme il progetto Exodus. Nel catalogo ufficiale mantiene il titolo originale.

3. At daybreak, Waurá Indians, Xingu Indigenous Territory, Mato Grosso, Brasile, 2005 — progetto Amazônia

Brasile-2005-©-Sebastiao-Salgado-Contrasto

Copyright © Sebastiao Salgado

All’alba, gli indios Waurá viaggiano in canoa per ritirare la “rete d’attesa”. Due figure in piedi sulla barca avanzano nella nebbia mattutina, il riflesso del sole sull’acqua, sullo sfondo altre canoe che si dissolvono nella foschia. È una delle immagini più silenziose dell’intera produzione di Salgado.

4. Dinka Cattle Camp of Kei, Sudan del Sud, 2006 — serie Genesis

salgado-sebastiao-Dinka Cattle Camp of Kei, Southern Sudan, 2006

Copyright © Sebastiao Salgado

Un giovane Dinka accudisce il suo zebù dai corni lunghissimi nel campo di Kei, avvolto nella polvere e nel fumo dei fuochi accesi per tenere lontani gli insetti. Il bestiame è il cuore della cultura Dinka: misura ricchezza, scandisce i riti, definisce le relazioni sociali. Salgado è riuscito a restituire tutto questo in un solo scatto, con quella luce diffusa che trasforma un campo di bestiame nel Sudan del Sud in qualcosa di sospeso tra documentazione e pittura.

5. Ghiacciaio Perito Moreno, campo de hielo, Patagonia, Argentina, 2007 — serie Genesis

Ghiacciaio-Perito-Moreno-2007-©-Sebastiao-Salgado Contrasto

Copyright © Sebastiao Salgado

Il ghiacciaio in controluce con il sole che esplode sopra le montagne e i blocchi di ghiaccio galleggianti in primo piano. Genesis è stato il progetto più lungo della carriera di Salgado: dieci anni di spedizioni per documentare la natura e le popolazioni ancora incontaminate del pianeta. Nel 2013 è stato esposto all’Ara Pacis di Roma in contemporanea con Londra, Rio de Janeiro e Toronto.

6. Colony of Chinstrap and Macaroni Penguins, Saunders Island, South Sandwich Islands, 2009 — serie Genesis

sebastiao-salgado-Colony of Chinstrap and Macaroni Penguins, Saunders Island, South Sandwich Island, 2009

Copyright © Sebastiao Salgado

Decine di migliaia di pinguini dal mento nero e dai pennacchi gialli riempiono ogni centimetro dell’inquadratura, con il vulcano attivo Mount Michael che incombe sullo sfondo. La scala è vertiginosa, l’effetto quasi ipnotico.

7. Arctic National Wildlife Refuge, Alaska, 2009 — serie Genesis

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Copyright © Sebastiao Salgado

Vista aerea di un fiume che serpeggia tra le montagne dell’Alaska. La composizione verticale accentua la profondità fino a rendere il paesaggio quasi astratto. Guardandola si capisce perché Salgado descriveva Genesis come un tentativo di mostrare il pianeta come era prima di noi.

8. Elephant against light, Kafue National Park, Zambia, 2010 — serie Genesis

salgado-sebastiao-Elephant against light, Kafue National Park, Zambia, 2010

Copyright © Sebastiao Salgado

Un elefante avanza nella polvere e nella luce radente del Kafue. Il grandangolo lo inserisce nel paesaggio spinoso della savana in modo che sembri quasi dissolversi nell’ambiente. La luce fa il lavoro che in altri fotografi farebbe la didascalia.

9. Sciamano Yanomami dialoga con gli spiriti prima della salita al monte Pico da Neblina, Stato di Amazonas, Brasile, 2014 — progetto Amazônia

sebastiao_salgado-Sciamano Yanomami dialoga con gli spiriti prima della salita al monte Pico da Neblina, Stato di Amazonas, Brasile, 2014

Copyright © Sebastiao Salgado

Lo sciamano con le braccia alzate in mezzo alla foresta ha una forza visiva potentissima, ma non c’è niente di costruito: Salgado era lì dopo mesi di presenza, con la fiducia di quella comunità guadagnata sul campo.

10. Manda Yawanawá, Rio Gregório Indigenous Territory, Stato di Acre, Brasile, 2016 — progetto Amazônia

salgado-sebastiao-Manda Yawanawá, Rio Gregório Indigenous Territory, Stato di Acre, Brasile, 2016

Copyright © Sebastiao Salgado

Il bambino Yawanawá con il copricapo di piume guarda nell’obiettivo. È una foto che chiede qualcosa al lettore. Amazônia, pubblicato nel 2021, è stato l’ultimo grande progetto di Salgado, con l’obiettivo di documentare la foresta amazzonica e le popolazioni indigene minacciate dalla distruzione ambientale.

Sebastiao Salgado: il fotografo che ha piantato una foresta

Vale la pena ricordare che Salgado non era solo un fotografo. Dopo anni di reportage nelle zone di crisi del pianeta aveva sviluppato una depressione profonda. Era tornato in Brasile, nella fattoria di famiglia che aveva trovato distrutta dalla deforestazione. Con Lélia aveva deciso di ripiantarla. Quello che sembrava un progetto personale si è trasformato in una delle esperienze di riforestazione più documentate del paese: oltre 2000 ettari di foresta atlantica ricostituita, biodiversità recuperata, il ritorno di fauna selvatica che non si vedeva da decenni.
“Quando la foresta è tornata, sono tornato anch’io”, ha detto in un’intervista.
È difficile pensare a un fotografo che abbia lasciato un segno così concreto non solo sulle pareti dei musei ma sul paesaggio fisico del proprio paese.
A un anno dalla sua morte, le fotografie di Sebastiao Salgado continuano a girare il mondo e il suo lavoro dimostra che il cambiamento è possibile.

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